Ottobre 2011

I nuovi luoghi educativi

un ripensamento?

di Claudio Paganini

Affascinati dal termine “i nuovi luoghi educativi” molti operatori si interrogano sulle molteplici sfaccettature ed interpretazioni di questa dimensione pastorale. Certamente suscita un grande fascino, soprattutto perché siamo stanchi di sentire parlare i sociologi moderni di “non luoghi” (cfr M. Augè) in cui vivono i nostri giovani.

Ancor di più, i “nuovi luoghi educativi” ci legano alla speranza di poter abbracciare un cammino che, forte di un piano spaziale-edile e di un progetto educativo, aiuti gli adulti ad educare i giovani secondo i valori umani e cristiani condivisi nella comunità cristiana ed associativa. Provo ad offrire una piccola sintesi (molto semplificata per ragioni di spazio e linguaggio) nel tentativo di orientare la riflessione.


Un po' di storia

La chiesa, soprattutto dagli anni ‘70, nel dopo concilio, è passata da una organizzazione  istituzionale (con soli uffici di Cancelleria, Promotoria e Ammini­strazione) ad un modello significativamente pastorale (aprendo nelle Curie gli Uffici Scuola, Salute, Famiglia, Lavoro, Catechesi, Giovani…).

In questo “nuovo” modello pastorale, si parla di “Pastorale d'ambiente” per evidenziare la presenza della Chiesa e l'annuncio del Vangelo nei luoghi del vissuto umano. Similmente, termini quali la “nuova evangelizzazione” e “ri-evangelizzazione” sono stati accostati alla ricerca di nuove modalità per comunicare il Vangelo in un mondo che cambia.

Dal Convegno Ecclesiale di Verona (2006) si sono proposti cinque “nuovi” ambiti: vita affettiva, lavoro e festa, fragilità umana, tradizione, cittadinanza. 

Questi cinque ambiti di vita sono proposti come percorsi educativi anche negli Orientamenti pastorali per il decennio “Educare alla vita buona del Vangelo” (2010) e negli incontri di riflessione del Convegno Eucaristico Nazionale (2011).  Qualcuno ipotizza che presto anche le Curie diocesane assumeranno questa suddivisione per le proposte pastorali.

In sintesi, nei luoghi del vivere umano, soggetti a continue trasformazioni, il cristiano ricerca nuove modalità ed esperienze per rendere significativa la Parola di Dio all'uomo d'oggi.


I luoghi pastorali

Il Vangelo va annunziato ovunque, anche sui tetti, ma si è soliti distinguere nel linguaggio pastorale l'annuncio “ad intra” e “ad extra”. 

Il primo, “ad intra”, vien fatto per chi è già stato battezzato ed ha ricevuto i sacramenti della Iniziazione Cristiana vivendo in modo ordinario nella Chiesa la celebrazione eucaristica domenicale, la catechesi, la preghiera personale… La parrocchia e l'oratorio sono spazi privilegiati per questo annuncio perché, in casa propria, è molto più facile definire ed orientare i percorsi da vivere.

Il secondo, “ad extra” si riferisce a chi non ha mai conosciuto Gesù o il Vangelo, non ha ricevuto i sacramenti, oppure è da troppi anni che si è discostato e domanda di ripartire da zero per riprendere la vita di fede nella comunità. Questa modalità di annuncio tiene conto dell'importanza di entrare nelle “case altrui” (ospedali, scuole, discoteche, fabbriche, stadio...) con rispetto e convinzione.

Tra questi due modi “ad intra” e “ad extra”, che ho molto semplificato, esistono molteplici variazioni di esperienze–laboratori che ci sono state offerte soprattutto dalla vulcanicità dalla Pastorale Giovanile.

Come dimenticare fin dagli '70 i sociologi Garelli, Tonelli e Pollo su Note di Pastorale Giovanile o dal '91 mons. Sigalini in CEI all'Ufficio Pastorale Giovanile. Quanti luoghi educativi ci han proposto!

Già esistevano le pastorali nei luoghi: scuola, fabbrica, lavoro, ospedale, turismo e sport… Loro hanno inventato altri luoghi in cui educare: la pastorale del muretto, della discoteca, della curva nord, dei giornaletti e di internet… La stessa CEI ha finanziato la discoteca “Mi interessi” a Lodi, per sperimentare un nuovo luogo educativo. 

E tutto questo mentre i classici luoghi educativi parrocchiali (soprattutto gli Oratori del nord negli anni 90) vivevano un tempo di grande rilancio con nuove strutture faraoniche che rispondevano a nuovi Progetti educativi dell'oratorio. Ciò che per i giovani era seducente nel mondo esterno veniva ricreato “ad intra” dalle parocchie.

E così i bar diventarono “luoghi educativi” con progetti di soglia ed educatori volontari appositamente qualificati. Ugualmente avvenne per la sala internet, il campo e la palestra, la videoteca, la sala incisione musicale, il parco giochi.

Tutti vennero promossi sul campo a “luoghi educativi” in cui bisognava operare con passione e professionalità.


Il tempo della crisi

Col terzo millennio i luoghi in cui la Chiesa da sempre educava sono andati in crisi: frequentazione dei giovani in parrocchia al minimo storico; seminari vuoti e fatiscenti; scuole cattoliche senza soldi; viceparroci in via di estinzione. Pur col valore insostituibile del volontariato, molte diocesi han dovuto chiudere luoghi significativi per la pastorale. Con le offerte e i contributi dell'8x1000 in calo, nessuno ha più voglia di ristrutturare ambienti ed i molti operatori pastorali assunti dieci anni fa rischiano il lavoro per mancanza di progetti finanziati dal territorio.

Anche la progettualità di strada e di soglia della pastorale giovanile, che viveva di laboratori ed esperienze di frontiera, ha subito un brusco arresto. Stanchezza e carenza di traguardi stanno logorando gli antichi sogni di avamposti educativi.

Oggi, par di capire dalle scelte fatte nelle diocesi, è il tempo per consolidare l'ordinarietà.

Anche perché, forse, dopo gli innumerevoli scandali che hanno coinvolto la Chiesa, è “ad intra”, al proprio interno, che bisogna ritrovare fedeltà ai valori e muove motivazioni per la profezia.


Nuovi luoghi educativi: un ripensamento? 

Quando nel 2009 la commissione del Progetto Culturale  editò il libro “La Sfida educativa” scaturirono grandi entusiasmi.

La struttura di pensiero del testo faceva riferimento ai classici ambiti pastorali (scuola, lavoro, famiglia, mass media…) dedicando un intero capitolo allo sport.  Una novità a favore della cultura sportiva, promuovendo lo sport educativo e la possibilità di percorsi valoriali. Ed, in questo, i nuovi luoghi educativi godevano di grande attenzione. 

Il libro “La Sfida educativa” intendeva essere un rapporto – proposta per aiutare a riflettere in vista degli Orientamenti pastorali per il decennio. 

Nel 2010, dopo 10 mesi, l'assemblea dei Vescovi italiani  scompigliò le carte approvando un nuovo testo “Educare alla vita buona del Vangelo”.

Questo autorevole documento superava “La Sfida educativa”  con un nuovo impianto pastorale.

Operativamente, il n. 54 indica i percorsi di vita buona e i luoghi significativi. Partendo dal principio fondamentale di “ricercare sinergie e alleanze educative”, promuove “la famiglia, la comunità ecclesiale e la società a luoghi emblematici dell'educazione”. E prosegue: “Nell'ambito parrocchiale, inoltre, è necessario attivare la conoscenza e la collaborazione tra catechisti, insegnanti – in particolare di religione cattolica – e animatori di oratori, associazioni e gruppi. La scuola e il territorio, con le sue molteplici esperienze e forme aggregative (palestre, scuole di calcio e di danza, laboratori musicali, associazioni di volontariato...), rappresentano luoghi decisivi per realizzare queste concrete modalità di alleanza educativa”.

Infine, al n. 55 dichiara: “Bisogna perciò che le parrocchie e gli altri soggetti ecclesiali sviluppino una pastorale integrata e missionaria, in particolare negli ambiti di frontiera dell'educazione”.

Appare perciò chiaro come il luogo educativo sia il luogo dell'alleanza e della collaborazione tra tutti i diversi soggetti che operano nella comunità.


Concludendo

Sembra dunque emergere, quale prospettiva di lavoro, l'indicazione di un nuovo modo di abitare i luoghi, piuttosto che la creazione di nuovi luoghi privi di storia e comunità.

Ricorda Gesù alla samaritana al pozzo: “Né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre …ma in spirito e verità”. Che siano, dunque, lo spirito e la verità, la mente e il cuore, i “nuovi luoghi educativi” da rieducare alla collaborazione ed alla comunione?

Sicuramente, ed è l'elemento da porre al centro nei dibattiti, la credibilità e la stima verso il mondo sportivo aumenterà rafforzando l'alleanza e la collaborazione con altri educatori piuttosto che da nuove strutture sportive autoreferenziali.