TIME OUT / Allenando si impara

La scelta del capitano

Giuseppe Basso

“Fare il capitano significa essere educato, essere un esempio, essere un riferimento”
Alessandro Del Piero – capitano della Juventus

La scelta del capitano di una squadra è una scelta che generalmente deve fare ogni allenatore anche se esistono casistiche, tradizioni e motivazioni differenti.

Ad alto livello il capitano delle Nazionali Italiane è il giocatore che vanta il maggior numero di presenze in squadra e qualora vi fossero più giocatori con lo stesso numero di presenze la precedenza va al più anziano d'età.

Nelle squadre di club invece il capitano è generalmente il giocatore più rappresentativo della squadra, anche se ogni società è libera di adottare criteri specifici per l'assegnazione della fascia come gli anni di militanza nel club, il numero di presenze o significative qualità morali.

Spesso la fascia viene anche utilizzata dai club più piccoli per fidelizzare un giocatore talentuoso e scoraggiarne il trasferimento o aumentarne il valore economico.

Ma se per le squadre di alto livello le scelte sono ormai quasi standardizzate per tutte le altre categorie ogni allenatore può adottare criteri di scelta differenti in base a diversi obiettivi.

Vediamo alcuni esempi.

Il capitano delle squadre giovanili

Nel settore giovanile si inizia a parlare del capitano già nelle categorie UNDER 12 (10/11) del CSI ,mentre ad esempio nei pulcini della FIGC già a 9/10 anni è richiesto il ruolo del capitano come regolamento.

Con i più piccoli i criteri di scelta che si consigliano sono generalmente di due tipi:

la rotazione: l'allenatore ha l'opportunità di far vivere ad ogni bambino l'emozione di una gara da capitano

Il premio
l'allenatore può utilizzare la fascia di capitano come premio per il maggior numero di presenze agli allenamenti, per un gesto significativo di un giocatore, per una particolare prestazione sportiva, per l'impegno profuso in allenamento.

In base al numero di partite che si giocano nell'arco della stagione i due criteri possono essere adottati entrambi al fine di accontentare tutti i bambini componenti della squadra.

Con le squadre di ragazzi (dai 13 ai 18 anni) invece la scelta del capitano può avere casistiche differenti in base alle caratteristiche dei giocatori e agli obiettivi che si prefigge l'allenatore. Vediamo di tracciare alcuni profili di capitano consapevoli di non essere esaustivi ma cercando di fornire alcune linee guida

Il capitano “tecnico” è il giocatore più forte della squadra e pertanto la sua leader-ship in genere viene riconosciuta da tutto il gruppo.

Il capitano “umano” è il giocatore che, pur non avendo qualità tecniche eccelse, è colui che si allena con maggior impegno, che aiuta i compagni in difficoltà e che ha un carattere tale da andare d'accordo con quasi tutti i componenti della squadra.

Il capitano “allenatore” è colui che meglio di tutti conosce le dinamiche del gioco di squadra come ad esempio il palleggiatore nella pallavolo, il play-maker della pallacanestro, il regista nel calcio, etc.. e pertanto è un riferimento per l'allenatore e per i giocatori in campo.

Qualunque sia il criterio di scelta adottato è bene che l'allenatore sia sempre molto chiaro con la squadra in merito al ruolo ed al compito che il capitano deve rivestire sia nei confronti dei compagni di gioco che nei rapporti con l'allenatore.

Oltre al ruolo stabilito dai regolamenti tecnici delle diverse discipline (es. sorteggio della palla e del campo, firma del referto, etc…) l'allenatore infatti assegnerà un ruolo di responsabilità all'interno della squadra e pertanto il capitano dovrà rappresentare un esempio per tutti in termini di educazione e di impegno, oltre ad assumersi a volte alcune responsabilità tecniche come tirare i calci di rigore nel calcio, schiacciare le “palle importanti” nella pallavolo, effettuare il tiro dell'ultima azione decisiva nel basket, etc..

Essendo il capitano un ruolo di responsabilità esiste un ulteriore criterio di scelta particolarmente educativo: assegnare la fascia di capitano al giocatore più “ indisciplinato” e più difficile da gestire al fine di responsabilizzarlo; naturalmente anche per lui le regole devono essere chiare e il mancato rispetto delle consegne può determinare la perdita del ruolo.

Infine il capitano può essere scelto anche dalla squadra stessa che lo elegge democraticamente: questa è un criterio particolarmente adatto con le squadre femminili e soprattutto quando si prende in carico una squadra nuova di cui non si conoscono le caratteristiche dei giocatori. Inoltre può rappresentare un metodo per responsabilizzare la squadra.

Il capitano nelle categorie senior 

Man mano che si entra nel mondo degli adulti la scelta del capitano è generalmente orientata al giocatore con maggiore esperienza e con caratteristiche umane particolarmente adatte al ruolo. In ogni caso è sempre bene che la leader-schip sia riconosciuta sia dalla squadra che dall'allenatore e anche dalla dirigenza, in modo tale che il capitano venga identificato come una sorta di “rappresentante” della società stessa sia in campo che fuori.

Andrea Gardini capitano della nazionale italiana di pallavolo degli anni novanta insignito della Hall of Name – unico pallavolista italiano della storia.

Francesco Totti capitano della Roma dal 1997/98 è il giocatore che vanta il maggior numero di presenze da Capitano in serie A.

 

Un po' di storia

Ecco alcuni nomi di Capitani “storici” delle nostre squadre nazionali:
Gianpiero Combi capitano della Nazionale italiana campione del mondo 1934
Giuseppe Meazza capitano della Nazionale italiana campione del mondo 1938
Dino Zoff     capitano della Nazionale italiana campione del mondo 1982
Fabio Cannavaro capitano della Nazionale italiana campione del mondo 1996
Andrea Gardini capitano della Nazionale Italiana di Pallavolo negli anni 90
Dino Meneghin capitano della Nazionale Italiana di Basket negli anni 80
Paolo Bettini capitano della Nazionale di Ciclismo negli anni 2000
Alberto Tomba e Debora Compagnoni capitani delle Nazionali di sci negli anni 90

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